Plasticizzanti nelle creme solari: cosa c’è da sapere

Le creme solari e gli altri prodotti per la protezione solare sono considerati essenziali per prevenire il cancro della pelle e l’invecchiamento cutaneo precoce. Tuttavia, alcuni studi dimostrano che determinati ingredienti, oltre a offrire benefici, possono anche generare sottoprodotti potenzialmente dannosi per la salute, come i plasticizzanti.
L’attenzione si è concentrata in particolare sul filtro UV DHHB (Diethylhexyl Butamido Triazone), che può degradarsi nell’organismo formando il metabolita mono-n-esilftalato (MnHexP). Il mono-n-esilftalato è un prodotto di degradazione dei ftalati classificato come sostanza pericolosa per la salute e tossica per la riproduzione.
Nel 2024, l’Agenzia statale per la natura, l’ambiente e la tutela dei consumatori della Renania Settentrionale-Vestfalia (LANUV) e l’Agenzia Federale Tedesca per l’Ambiente (UBA) hanno rilevato tracce di MnHexP nelle urine di bambini. I risultati suggeriscono che i bambini possono essere esposti involontariamente a questo prodotto di degradazione dei ftalati (plasticizzante) attraverso l’applicazione di creme solari.
Tuttavia, l'Istituto Federale Tedesco per la Valutazione dei Rischi (BfR) ha rassicurato i consumatori, sottolineando che non sussiste alcun rischio immediato per la salute. Ciò nonostante, l'esposizione a una sostanza potenzialmente tossica per la riproduzione rimane un tema particolarmente sensibile.
Anche Stiftung Warentest, nota organizzazione tedesca per i test comparativi sui prodotti, ha analizzato diverse creme solari, confermando che i prodotti esaminati garantiscono una protezione affidabile dai raggi UV.
Secondo gli esperti, i rischi devono essere valutati in modo equilibrato e realistico: sebbene la presenza, anche a basse concentrazioni, di prodotti di degradazione dei ftalati nelle urine dei bambini debba essere attentamente monitorata, il rischio per la salute derivante dal cancro della pelle causato da un'esposizione al sole senza adeguata protezione è significativamente più elevato.
Come finiscono i plasticizzanti nelle creme solari?
I plasticizzanti non vengono aggiunti intenzionalmente alle creme solari; si formano invece come sottoprodotti di uno specifico filtro UV. Molte formulazioni utilizzano il filtro chimico DHHB, poiché offre una protezione affidabile contro le radiazioni UVA a lunga lunghezza d’onda, contribuendo a ridurre il rischio di scottature e tumori cutanei.
Gli studi hanno dimostrato che, in seguito all’utilizzo di prodotti contenenti DHHB, può formarsi il metabolita mono-n-esilftalato (MnHexP) a partire dal di-n-esilftalato (DnHP o DnHexP). Questo prodotto di degradazione appartiene alla famiglia dei ftalati, sostanze note principalmente per il loro impiego come plasticizzanti nelle materie plastiche.
Il MnHexP non è quindi un ingrediente della crema solare, ma un sottoprodotto che si forma all’interno dell’organismo.
I diversi meccanismi d’azione delle creme solari
Le creme solari proteggono la pelle attraverso meccanismi differenti, a seconda del tipo di filtri UV contenuti nella formulazione. In linea generale, i filtri si distinguono in due categorie:
- filtri solubili (chimici o organici)
I filtri chimici penetrano nello strato più superficiale della pelle, dove assorbono le radiazioni UV ad alta energia e le trasformano in energia termica a minore intensità. Questo meccanismo protegge la pelle dai danni causati dall'esposizione solare, impedendo ai raggi UV di raggiungere direttamente le cellule cutanee. - filtri insolubili (fisici o minerali)
I filtri fisici o minerali, invece, come quelli a base di biossido di titanio o ossido di zinco, rimangono sulla superficie della pelle e agiscono come una barriera protettiva. Oltre ad assorbire parte delle radiazioni, ne favoriscono la dispersione e la riflessione, limitandone la penetrazione negli strati più profondi della cute.
Oltre ai prodotti convenzionali, stanno acquisendo crescente interesse anche i cosmetici naturali e i metodi alternativi di protezione solare. Le creme solari naturali utilizzano generalmente filtri minerali, poiché molti filtri chimici vengono evitati per motivi legati alla tutela dell'ambiente e della salute.
Al contrario, prodotti come olio di cocco e altri oli vegetali vengono talvolta presentati come alternative "naturali" alla protezione solare. Tuttavia, da soli offrono una protezione molto limitata e non sono in grado di garantire un livello di efficacia paragonabile a quello delle creme solari autorizzate e testate. Per questo motivo, le principali associazioni dermatologiche sconsigliano espressamente l'utilizzo degli oli vegetali come sostituti dei prodotti solari approvati.
Quali creme solari contengono questo plasticizzante indesiderato?
Non tutte le creme solari sono interessate dalla presenza di questo sottoprodotto indesiderato. Il fenomeno riguarda esclusivamente i prodotti che contengono il filtro UV Diethylamino Hydroxybenzoyl Hexyl Benzoate (DHHB).
Questo filtro chimico è particolarmente apprezzato per la sua capacità di garantire una protezione efficace e stabile contro le radiazioni UVA a lunga lunghezza d'onda. Grazie a queste caratteristiche, il DHHB è ampiamente utilizzato in numerose formulazioni per la protezione solare.
Limiti e altre disposizioni normative sui plasticizzanti nelle creme solari
Il Regolamento (UE) 2026/909, pubblicato il 28 aprile 2026, stabilisce un valore limite per il di-n-esilftalato (DnHP) quale impurità in tracce tecnicamente inevitabile presente nel filtro UV DHHB. In particolare, la concentrazione di tale impurità nel filtro DHHB utilizzato non deve superare 10 ppm (parti per milione).
I prodotti cosmetici possono contenere esclusivamente ingredienti inclusi negli elenchi positivi riportati negli allegati del Regolamento (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici, oppure ingredienti che non siano espressamente vietati dalla normativa. Le sostanze classificate come tossiche per la riproduzione, come il DnHexP e altri ftalati, non possono essere utilizzate come ingredienti. Sono tuttavia ammesse impurità tecnicamente inevitabili derivanti da componenti naturali o sintetici, dal processo produttivo, dalle condizioni di conservazione o dalla migrazione dai materiali di imballaggio, purché siano adeguatamente considerate nella valutazione della sicurezza del prodotto.
Nel proprio parere, il Bundesinstitut für Risikobewertung (BfR) ha inoltre precisato che, sebbene attualmente non esistano limiti normativi specifici né valori guida per il mono-n-esilftalato (MnHexP) o per altri ftalati, è comunque raccomandato ridurre il più possibile l'esposizione a queste sostanze, in particolare nei bambini e tenendo conto di tutte le possibili fonti di esposizione.
Metodi per il rilevamento dei plasticizzanti
L'identificazione dei plasticizzanti nelle creme solari o nelle relative materie prime richiede metodiche analitiche altamente sensibili, poiché le concentrazioni presenti sono generalmente molto basse e le matrici cosmetiche particolarmente complesse.
Nella pratica di laboratorio, le tecniche più utilizzate sono la gascromatografia (GC) e la cromatografia liquida ad alte prestazioni (HPLC), entrambe abbinate alla spettrometria di massa (MS). Questa combinazione consente di identificare in modo univoco le singole sostanze e di quantificarle con elevata affidabilità anche quando presenti in quantità estremamente ridotte.
La tecnica GC-MS è particolarmente indicata per l'analisi di composti volatili e termicamente stabili, mentre la HPLC-MS permette di analizzare molecole più pesanti o meno volatili, come quelle frequentemente presenti nei prodotti cosmetici.
Questi metodi di rilevamento sono principalmente impiegati da laboratori di prova specializzati e istituti di ricerca, poiché richiedono strumentazione avanzata, personale qualificato e procedure standardizzate di preparazione del campione. Per i produttori di cosmetici rappresentano tuttavia strumenti indispensabili per garantire la sicurezza dei prodotti e la conformità ai requisiti normativi.
Generalmente, le analisi vengono effettuate a campione nell'ambito delle attività di controllo qualità oppure in presenza di specifici sospetti di contaminazione.
Tentamus al vostro fianco
Le analisi del Gruppo Tentamus non si limitano ai prodotti cosmetici finiti, come le creme solari, ma comprendono anche le materie prime e gli ingredienti impiegati nella loro produzione. Questo approccio consente di verificare già nelle fasi iniziali del processo produttivo l'eventuale presenza di sostanze vietate o soggette a restrizioni che potrebbero essere introdotte nelle formulazioni.
Le attività analitiche si avvalgono di tecniche strumentali avanzate, tra cui la gascromatografia (GC) e la cromatografia liquida ad alte prestazioni (HPLC) abbinate alla spettrometria di massa (MS), che permettono di identificare e quantificare con elevatissima precisione anche tracce minime di sostanze indesiderate.
Le prove eseguite dal Gruppo Tentamus sono basate sui requisiti del Regolamento (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici e sugli altri riferimenti normativi applicabili. L'obiettivo è duplice: garantire la conformità ai requisiti di legge e fornire ai produttori dati affidabili a supporto dei propri processi di controllo e assicurazione della qualità.
In questo modo, i produttori possono non solo dimostrare che i loro prodotti per la protezione solare soddisfano gli standard di sicurezza vigenti, ma anche rafforzare la fiducia dei consumatori nei confronti dei propri marchi.
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